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LA VITA DI COLA DI RIENZO TRIBUNO DEL POPOLO ROMANO

Scritta da incerto autore nel secondo XIV, ridotta a migliore lezione, ed illustrata con note ed osservazioni storico-critiche da ZEFIRINO RE cesenate: con un commento del medesimo sulla canzone del Petrarca Spirto gentil che quelle membra reggi.
FIRENZE. Felice Le Monnier. 1854

INDICE:

PREFAZIONE. (1)

LIBRO PRIMO.
Capitolo I. Parenti, nascita, indole e professione di Cola di Rienzo; cagione de' suoi pensieri; sua ambasceria a Papa Clemente in Avignone e suo ritorno. (17)
Capitolo II. Cola in assettamento acremente ammonisce in voce gli ufficiali e rettori del popolo, onde viene da Andreozzo Colonna percosso di una gotata; fa anche ammonizione al popolo con una pittura misteriosa. (19)
Capitolo III. Un'altra volta in san Giovanni Laterano ammonisce il popolo in voce coll'esempio dell'autorità già dal popolo romano data a Vespasiano imperatore, e anche con figure misteriose. (24)
Capitolo IV. Li baroni di Roma si prendono gioco di Cola. Egli con una pittura a sant'Angiolo in pescheria e in altri modi predice la sua esaltazione, e fa radunanza per la riforma dello stato. (28)
Capitolo V. Descrizione dello stato di Roma in que' tempi. Cola si scopre capo della riforma dello stato di Roma; vassene armato in Campidoglio, e ragiona al popolo. (32)
Capitolo VI. Cola pubblica in Campidoglio le leggi, che vuole si osservino pel buon governo di Roma, onde viene dal popolo acclamato signore con assoluto imperio, e resta in Campidoglio col vicario del Papa. (36)
Capitolo VII. Stefano della Colonna torna a Roma, sdegnato per queste cose contro Cola, e lo minaccia. Viene perciò precettato a partire di Roma, come anche tutti li baroni fecero. E Cola si fa dal popolo confermare, ottenendo di esser egli, e il vicario del Papa, chiamati tribuni e liberatori del popolo. (38)
Capitolo VIII. I baroni vogliono far congiura contro Cola, e non sono d'accordo. Vengono però da lui citati a giurare pel buon governo di Roma, come fecero anche i giudici e notari. (39)
Capitolo IX. Cola ordina la casa della giustizia e della pace per le riconciliazioni delle inimicizie. E fa tale giustizia, che ogni malfattore spaventato si fugge. In questi tempi nasce un mostro in Roma. (41)
Capitolo X. Il Tribuno con lettera dà parte al Papa e a tutti i principi di Europa della sua esaltazione e governo. (42)
Capitolo XI. Fa appiccare Martino di Porto, persona che esercitava tirannia, per dare terrore agli altri. (44)
Capitolo XII. Per la buona giustizia del Tribuno non solo s'impauriscono i potenti di Roma, sicchè non si sentono più ingiustizie, ma lo stesso Soldano di Babilonia ne teme. (46)
Capitolo XIII. Ordine che tenea il Tribuno nel cavalcare per la città, e in qual modo fu ricevuto dal clero di San Pietro, quando visitò quella chiesa. (50)
Capitolo XIV. Il Tribuno seguita ad esercitare la sua giustizia, castigando i tristi. Fa lo steccato al palazzo di Campidoglio, e fa gettare a terra tutti li rinchiostri de' baroni di Roma, facendo loro, ed a quei che erano stati senatori, contribuire per acconciare il palazzo di Campidoglio. (52)
Capitolo XV. Ordina le milizie a piedi ed a cavallo. E dopo cita i potenti a rendere l'ubbidienza, e a pagare il focatico. Ubbidiscono tutti, fuorchè Gianni di Vico prefetto, tiranno di Viterbo; che però da Cola viene privato della sua dignità. (54)
Capitolo XVI. Il Tribuno determina la guerra contro Gianni di Vico. Fa suo capitano Cola Orsino, che pose il campo sopra Vetralla e presela; ma intendendo Gianni che il Tribuno volea andarvi in persona, obbedisce, rende la rocca di Respampano, ed è rivestito di sua carica. (55)
Capitolo XVII. Come il Tribuno avea per un sogno preveduto tutto questo. (58)
Capitolo XVIII. Si discorre sopra i sogni, e che talvolta riescono veridichi, come quello di frate Mierolo, di Marziano imperatore, e di Cassio. (59)
Capitolo XIX. Dell'opinione di Aristotile sopra le cagioni e varietà de' sogni. (61)
Capitolo XX. Vengono consegnate al Tribuno molte castella e fortezze, e resagli obbedienza da molti potenti. Edifica una cappella nel suo palazzo. In che modo egli interviene alle messe. E' la sua moglie corteggiata dalle patrizie, e i parenti da' cittadini. (64)
Capitolo XXI. Da città e castella lontane vien gente a Roma per giustizia. E Cola, volendo essere solo signore, licenzia il Legato del Papa, ed a Sua Santità manda ambasceria. (66)
Capitolo XXII. Le principali città e Principi della cristianità mandano ambasciatori al Tribuno. (67)
Capitolo XIII. Delle magnifiche risposte che dà Cola agli ambasciatori. (69)
Capitolo XXIV. Esempi notabili della buona giustizia del Tribuno. (71)
Capitolo XXV. Il Tribuno prende l'ordine di cavalleria con molta pompa e cerimonia. (72)
Capitolo XXVI. Il Tribuno, fatto cavaliero, pubblicamente cita il Papa, il Collegio de' cardinali, il Bavaro, gli Elettori dell'impero, e fa altri atti di giurisdizione. (76)
Capitolo XXVII. Dopo la cerimonia della cavalleria, il Tribuno fa un sollennissimo convito, e tornasene in Campidoglio. (78)
Capitolo XXVIII. Il Tribuno con varii pretesti fa venire a sè i baroni, e li pone in carcere. (79
Capitolo XXIX. Il Tribuno fa annunziare la morte ai baroni carcerati, ma per consiglio di alcuni cittadini li libera, distribuendo loro dignità e presenti. (81)
Capitolo XXX. Li baroni liberati congiurano contro Cola. Fortificano Marino ed altre fortezze; onde vengono citati; ma essi invece di obbedire fanno scorrerie sino alle porte di Roma. (83)
Capitolo XXXI. Il Tribuno va coll'esercito a Marino. Prende la Castelluzza e fa molto danno; donde, instantemente richiamato dal Papa, ritorna. (84)
Capitolo XXXII. I Colonnesi armano in Palestrina, e con molti altri baroni vengono verso Roma. Il Tribuno mettesi in armi, e insospettito del Prefetto, che gli era venuto in soccorso, lo ritiene prigione. (87)
Capitolo XXX. I Colonnesi arrivano a Roma coll'esercito, e la trovano serrata; ma aprendosi la porta, mentre la gente passa in ordinanza, solo Gianni Colonna vi entra generosamente, e vi rimane ucciso. (89)
Capitolo XXXIV. Stefano de la Colonna e molti altri baroni restano morti, e ne segue gran rotta per la banda de' baroni. (92)
Capitolo XXXV. Il Tribuno, tornato trionfante, depose la sua corona e la sua verga all'Araceli, nè permette che ai cadaveri de' tre Colonnesi si faccia onore alcuno. (95)
Capitolo XXXVI. Riprensione al Tribuno, che a similitudine di Annibale non seppe valersi di questa vittoria. (97)
Capitolo XXXVII. Il Tribuno fa Lorenzo suo figlio cavaliero della Vittoria. Comincia ad insuperbirsi ed a tiranneggiare, e libera il Prefetto. Giordano de' Marini danneggia Roma, e nascono molti disordini. (99)
Capitolo XXXVIII. Il conte messer Giovanni Pipino, che in questi tempi abitava in Roma, commove il popolo; laonde Cola e sua moglie fuggono. Egli ne va in diversi luoghi, ed in Roma è dipinto come traditore, e dal Legato del Papa è giudicato eretico. (101)

LIBRO SECONDO
Capitolo I. Venuta in Roma del cardinale di Ceccano, legato apostolico pel giubbileo. (105)
Capitolo II. Azioni e autorità del Legato e come, ferito da un veruto scomunica il Tribuno da lui stimato del tradimento autore. (109)
Capitolo III. Morte del cardinale Legato e de' suoi nipoti. (112)
Capitolo IV. Il Senatore di Roma è lapidato dal popolo per avere affamata la città. (115)
Capitolo V. Il cardinale messer Egidio Cuenchese di Spagna, mandato da papa Innocenzo Legato in Italia, sforza Gianni di Vico a restituire Viterbo, Orvieto, Marta e Canino, da lui usurpate alla Chiesa. (117)
Capitolo VI. Il Legato, dopo avere ricuperato Narni ed Amelia, passa contro i Malatesta nella Marca, dove Galeotto Malatesta se gli rende prigione. (119)
Capitolo VII. Il Malatesta, per ricuperare il fratello, restituisce concordemente al Legato quanto occupava della Chiesa. Si raccontano le crudeli e tiranniche azioni di Francesco Ordelaffi di Forlì. (122)
Capitolo VIII. Il Legato, dopo aver mosso guerra all'Ordelaffi, è chiamato dal Papa, che per nuovo Legato manda l'abate di Borgogna. (123)
Capitolo IX. Cesena per opera di quattro cittadini è presa dal Legato. (125)
Capitolo X. Presa della rocca di Cesena, e prigionia di madonna Cia. (127)
Capitolo XI. Il Legato più volte bandisce la crociata contro l'Ordelaffi, e finalmente lo spoglia di Faenza e di Bertinoro. (129)
Capitolo XII. Cola vassene all'imperatore, dal quale è ben accolto. (132)
Capitolo XIII. Cola va per giustificarsi in Avignone; è carcerato, e dopo assoluto dalla sentenza del cardinal di Ceccano. (135)
Capitolo XIV. Cola accompagnatosi col Legato, torna a Roma, dove ha molte richiesta da quel popolo. (137)
Capitolo XV. Cola, per l'aiuto di messer Arimbaldo dottor di legge e messer Brettone, si dispone a tentare nuovamente sua fortuna. (139)
Capitolo XVI. Cola, fatto dal Legato senatore di Roma, va con gente assoldata a quella volta. (142)
Capitolo XVII. Pubblica e solenne entrata di Cola in Roma. (144)
Capitolo XVIII. Condotta e costumi di Cola, che dopo l'entrata in Roma richiede i baroni di ubbidienza, e i cui precetti da Stefanello Colonna sono dispregiati, ed i messi male trattati. (146)
Capitolo XIX. Cola, incitato dal disprezzo e dalle scorrerie de' Colonnesi, esce contro di loro armato, ed esorta con bella diceria le genti alla battaglia. (148)
Capitolo XX. Cola fortificato da genti ausiliarie mette assedio in Palestrina. (150)
Capitolo XXI. Si discioglie l'assedio di Palestrina, e Cola insospettito che messere Moreale lo volesse tradire, lo fa carcerare. (152)
Capitolo XXII. Esame rigoroso e morte di messere Moreale. (154)
Capitolo XXIII. Cola palesa i motivi pe' quali ha dannato messere Moreale. Crea capitano di popolo Riccardo degli Annibaldi signore di Monte Compatro, e nuovamente stringe Palestrina ed i Colonnesi. (158)
Capitolo XXIV. Relazione della morte di Cola di Rienzo. (160)
Capitolo XXV. Digressione dello scrittore su questa vita. (170)

Osservazioni storiche. (173)
Sommario cronologico de' fatti che risguardano la vita di Cola di Rienzo. (269)
Osservazioni sulla pronunzia. (285)
Comento sulla Canzone del Petrarca Spirto gentil ec. (301)